La domanda, o meglio la preoccupazione, è legittima.

La Regione Campania anni fa dispose un "piano" per l'emergenza diossina. S'era visto che i terreni di alcune zone presentavano alti livelli di diossine e quindi si disegnò una mappa con alcune zone definite "zone rosse" in cui la Regione impediva il cosiddetto pascolo a terra. Ovvero il pascolo di animali da cortile, da campagna, come galline, conigli, percore,  ecc ecc. Questi animali non potevano mangiare e brucare liberamente ciò che cresceva dalla terra, perchè il pericolo di contaminazione era troppo alto.

 

A quanto pare però non è mai stata vietata la coltivazione. Su questo vi sono voci contrastanti, c'è chi dice che la coltivazione fu vietata, chi no, e non si riesce ad avere documentazione esaustiva sulla questione.

Sta di fatto che il divieto di coltivazione, a differenza di quello di pascolo metterebbe definitivamente sotto terra l'economia campana che è già in ginocchio, e che vede nella produzione agricola e nella filiera agro-alimentare il 27% del prodotto interno lordo dell'economia della provincia di Caserta.

Mentre per il divieto di pascolo a terra si può aggirare il problema con allevamenti al chiuso, non vi sarebbe soluzione al divieto di coltivazione.

 

A tutto ciò si aggiunge la decisione presa dalla stessa Regione Campania un paio di mesi fa (se nn ricordo male), secondo la quale l'allarme diossina sarebbe cessato. Le zone rosse così non esistono più, e ognuno può far pascolare, coltivare ecc ecc quello che vuole.

 

Dunque.. un boschetto in quella zona? Magari.

Il problema vero è che gli amministratori di queste terre non hanno cognizione del territorio, o ce l'hanno solo come miniera d'oro sulla quale fare affari. La "res pubblica" è considerata come una sorta di eldorado dove chi prima arriva meglio alloggia. Tutti gli spazi pubblici dalle nostre parti sono considerati miniere dalle quali spremere denaro.

Le mie parole sono forti di fin troppi casi concreti. Quello del supercentro Iperion su tutti; costruito abusivamente con il beneplacido degli "amministratori" locali sotto la giunta Falco.

 

Giusto per chiarezza, anche la decisione dei Pip di San Benedetto risale all'epoca del tanto compianto sindaco Falco. Per par conditio però va detto che l'attuale giunta comunale fu eletta sull'onda di una campagna elettorale che promuoveva quali parole d'ordine l'abbattimento dell'Iperion, il No al sottopasso di viale Doueth e una progettazione della città a forma di cittadino. Purtroppo nessuna continuità amministrativa si è notata fino ad oggi rispetto ai 9 anni di amministrazione di centrodestra.

 

giulio finotti

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