Storie di migranti: «Non veniamo qui per rovinare la vita agli italiani»

Tatwo compirà tra poco 40 anni. Cinque anni fa ha lasciato la Nigeria, suo paese natio, per tentare la fortuna, e cercare una vita migliore, più dignitosa. Dopo un breve passaggio in Spagna è giunto in Italia. Destinazione obbligata Castel Volturno. «Lì c'è la possibilità di lavorare». È questo che raccontano a tutti gli immigrati africani che arrivano in Italia. Quello che è venuto dopo è un lavoro fatto di tanta fatica e zero prospettive per il futuro. Sveglia alle 5 del mattino, pullman alle 6.30 e lavoro in campagna per 12-14 ore al giorno, per una paga che non supera i 25 euro a giornata. In Nigeria Tatwo ha lasciato una moglie e 4 figli. Due maschietti e due femminucce. Quando può invia dei soldi a casa, 100-200 euro, a seconda di quanto riesce a guadagnare in un mese. Ma la sua storia è quella di molti altri. Come lui anche Obafemi, 43 anni, anch'egli nigeriano, partito dal suo paese 6 anni fa, che dice: «Noi veniamo in Italia non per rovinare la vita degli italiani, ma per trovare un modo di vivere, lasciamo il nostro paese per fame, o per guerra». Anche Obafemi ha lasciato in patria una famiglia. Moglie e due figli, di 8 e 13 anni. Molto probabilmente non li rivedrà più. «Quando si va via di casa, e si sta via per più di tre anni, non si ha più una vita in quel paese, se ne comincia un'altra».
pubblicato su Il Mattino del 20/01/2010
(la foto in questo post è di Davide Bert)
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